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mercoledì 25 aprile 2018

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Lascito testamentario a favore di "Liberigatti Onlus"




Fare testamento solidale significa lasciare i propri beni, o anche solo una parte, ad uno o più enti benefici. Non è necessario lasciare ingenti patrimoni, perché per sostenere il lavoro quotidiano di associazioni impegnate nelle tutela degli animali e dell'ambiente, anche un piccolo contributo può fare la differenza.

Cosa si può lasciare
• una somma di denaro, azioni, titoli d’investimento;
• un bene mobile, come un’opera d’arte, un gioiello o anche un arredo;
• un bene immobile, come un appartamento;
• la tua polizza vita indicando la/le onlus che hai scelto come beneficiaria/e.
Ti ricordiamo che, affinché il tuo lascito sia valido, è necessario indicare chiaramente l’organizzazione beneficiaria nel proprio testamento. Esempio: Associazione Liberigatti Animalista Ambientalista.
Fare testamento vuol dire avere la certezza che sia rispettata la tua volontà. È un atto di tutela e responsabilità, secondo legge, dei tuoi beni o di parte di essi in maniera chiara e inequivocabile.

Va ricordato che i lasciti testamentari fatti a favore di enti pubblici, fondazioni e associazioni legalmente riconosciute che abbiano come scopo esclusivo l'assistenza, lo studio, la ricerca scientifica, l'educazione, l'istruzione o altre finalità di pubblica utilità sono esenti da qualunque imposta.

Come fare testamento


Fare testamento non costa molto e non è nemmeno complicato, né porta via molto tempo.
È importante però farlo bene secondo una metodologia corretta affinché non venga contestato o impugnato.
In ogni caso, per avere il giusto consiglio per ogni situazione, la cosa migliore è rivolgersi ad un legale, preferibilmente a un notaio o a un avvocato.
È bene tenere presente che il notaio ha un'esperienza specifica nel campo della consulenza testamentaria e una particolare sensibilità che lo porta a considerare questa attività quasi un dovere legato alla sua funzione, più che una prestazione professionale.
I tipi di testamento più usati frequentemente sono due:
1) il testamento "pubblico"
2) il testamento "olografo".
Il primo viene redatto da un notaio secondo la volontà che il testatore gli comunica oralmente, in presenza di due testimoni. Il secondo, per essere valido, deve essere interamente scritto di pugno del testatore, datato e sottoscritto. Scritto a macchina, o non sottoscritto o non datato è nullo.
Tuttavia, spesso chi scrive un testamento olografo decide di conservarlo da un notaio, visto che tenerlo a casa può essere rischioso poiché c’è la possibilità di perderlo. Per depositare il testamento dal notaio, però, è previsto un costo, in compenso è sicuro.

Come preparare un testamento

Prima di rivolgersi al legale è bene preparare una lista di informazioni da dargli quali:
- i nomi e gli indirizzi di tutte le persone e le organizzazioni alle quali si è deciso di destinare qualcosa
- un elenco di tutto ciò che si possiede e del relativo valore: case, denaro contante, conti correnti, gioielli e altri valori, automobili, titoli e partecipazioni, mobili, arredi, crediti ecc..
È inoltre opportuno fare presente anche gli eventuali debiti.

L'esecutore testamentario

Si può chiedere a una o più persone di fiducia (esecutori testamentari) di svolgere l'importante compito di verificare che le volontà espresse nel testamento vengano attuate. Gli esecutori testamentari possono essere scelti anche tra le persone beneficiate dal testamento.
Ad essi non si deve necessariamente riconoscere un compenso per il lavoro che andranno a svolgere. Infatti, per legge, l'ufficio di esecutore testamentario è gratuito.
Per una maggior tutela degli interessi del testatore, è più prudente nominare due esecutori testamentari.

Che cosa fare del testamento

Se il testamento è olografo, è bene che sia un notaio o un avvocato di fiducia a conservare l'atto.
A volte è consigliabile redigere più originali del testamento olografo e, per una loro più sicura conservazione, consegnarne uno a un notaio, uno a un amico e tenerne uno in casa propria in un luogo sicuro. Il testamento pubblico è, per legge, conservato dal notaio e successivamente dall'Archivio Notarile.

Modifica del testamento

Il testamento è sempre modificabile o revocabile e non ha effetto se non dopo la morte del testatore e dopo la sua pubblicazione che avviene per mezzo del notaio.
Si può modificare un testamento pubblico con uno olografo e viceversa; si può modificare un testamento pubblico con un atto di un notaio diverso da quello che ha ricevuto il testamento originale.
È comunque opportuno aggiornare il testamento se ci sono modifiche nel proprio status matrimoniale o quando sono mutate le situazioni patrimoniali o si vuole dare diversa destinazione ai propri beni.
Se si vogliono apportare delle modiche marginali, il modo migliore per farlo è quello di aggiungere un codicillo. Si tratta di una clausola aggiuntiva che modifica le volontà precedentemente espresse nel testamento. Una volta decisi i cambiamenti che si desidera apportare è opportuno consultare il notaio per una corretta stesura del codicillo.
Se si intende apportare importanti modiche alle proprie volontà, è più opportuno rifare il testamento. Ciò è assolutamente consigliabile nel caso di modifiche dello status matrimoniale o di forti crescite o diminuzioni del valore delle proprietà.
Quando si fa o si rifà testamento è bene avere l'avvertenza di far precedere le proprie volontà dalla frase: "revoco ogni mio precedente testamento"; questo serve a impedire difficoltà interpretative tra testamenti successivi.





mercoledì 18 aprile 2018

L'Uomo è un animale però si crede superiore

Noi e i gorilla, parenti ancora più stretti

Dal sequenziamento del genoma la mappa completa del DNA delle grandi scimmie

di Dave Mosher

Kamilah, la gorilla dello zoo di San Diego il cui genoma è stato sequenziato per la prima volta. Fotografia per gentile concessione San Diego Zoo Safari Park
Per la prima volta un gruppo di scienziati ha sequenziato il genoma dei gorilla, scoprendo che la loro "parentela" con gli esseri umani è più stretta di quanto si pensasse.

L'individuo studiato è una femmina di nome Kamilah, un gorilla di pianura occidentale ospitato nello zoo di San Diego. Nel 2008, quando la gorilla aveva 30 anni, un'équipe di genetisti del Wellcome Trust Sanger Institute, un centro di ricerca britannico, ha raccolto il suo DNA; quattro anni dopo, i risultati dello studio vengono pubblicati dalla rivista Nature. Viene così completato il sequenziamento del genoma di tutti i grandi primati: oltre il gorilla, conosciamo quello dello scimpanzé, dell'orango e, naturalmente, quello dell'uomo.

"In precedenza dovevamo basarci sulla conoscenza pari forse all'1 per cento del genoma del gorilla. Adesso abbiamo un quadro completo", spiega il genetista Richard Durbin, coautore dello studio. "La comparazione tra il DNA del gorilla e il nostro ci aiuterà a indagare sulle origini dell'essere umano e sulla separazione della nostra linea evolutiva da quella delle scimmie antropomorfe, avvenuta in
Africa tra sei e dieci milioni di anni fa.

Quando ci siamo divisi

Durbin e la sua équipe, composta da altri 70 genetisti, hanno anche individuato nel gorilla gruppi di geni sorprendentemente simili a quelli dell'uomo. "Il 70 per cento del genoma umano è più simile a quello dello scimpanzé, ma un buon 15 per cento somiglia più a quello del gorilla", dice Aylwyn Scally, altro autore della ricerca. Dalla documentazione fossile è noto che le tre specie hanno avuto un antenato in comune, ma ancora non si è riusciti a stabilire quando le linee evolutive si siano differenziate.

È qui che interviene la genetica. Si sa che le coppie di basi - i "mattoncini" del DNA - mutano con relativa regolarità. Nei primati, ad esempio, ciascuna coppia di basi ogni anno ha una probabilità su un miliardo di mutare. Analizzando quindi le differenze genetiche in una coppia di basi si può dedurre quando le linee evolutive di due specie si sono separate dall'antenato comune.

La nuova ricerca, combinata con la datazione dei fossili, ha stabilito che la linea evolutiva che ha poi portato al gorilla si è separata da quella dell'antenato comune circa 10 milioni di anni fa. Dopo altri quattro milioni di anni quella stessa linea si è ulteriormente divisa in due rami, che rispettivamente avrebbero portato allo scimpanzé e all'uomo.

Le sorprese nel DNA


Ma l'evoluzione non è così lineare. In alcuni punti, il genoma del gorilla si è rivelato più simile a quello dell'uomo di quello dello scimpanzé.

"La scoperta non mette in discussione l'impianto complessivo dell'evoluzione: l''albero' è sempre lo stesso, ma ogni ramo presenta le sue complessità e le sue sfide da affrontare", commenta Richard Gibbs, genetista del Centro per il sequenziamento del genoma umano del Baylor College of Medicine, che non ha partecipato alla ricerca.

Le nuove scoperte, quindi, presentano agli studiosi nuovi aspetti da approfondire. "La sequenza del genoma umano è identica forse al 98 per cento a quella del gorilla", spiega Chris Tyler-Smith, un altro genetista del Wellcome Trust. "In altre parole, gran parte dei nostri geni sono molto simili o addirittura identici ai corrispondenti geni dei gorilla. Ma quelle che ci interessano di più sono le poche sequenze differenti".

Una delle scoperte più interessanti, ad esempio, è un gene che con tutta probabilità determina la crescita di uno strato di cheratina - la proteina di cui, ad esempio, sono fatte le unghie - sulle nocche delle mani dei gorilla. Una variante genetica che permette all'animale di appoggiarsi sulle nocche mentre cammina, e che sembra assente nell'uomo.

Un altra variante è in un gruppo di geni che attiva una caratteristica degli spermatozoi. Nell'uomo questi geni spingono gli spermatozoi a competere con quelli degli altri maschi; nel gorilla sembrano invece silenziati o ridotti. "I gorilla vivono in gruppi che comprendono un solo maschio e molte femmine, quindi non c'è molto bisogno di competizione tra gli spermatozoi", precisa Tyler-Smith.

Altri geni, associati alla demenza senile e alle malattie cardiocircolatorie dell'uomo, appaiono più o meno identici in entrambe le specie, ma nel gorilla non sono responsabili di patologie. "Capire perché quelle varianti sono così dannose per l'uomo ma non per il gorilla sarebbe molto utile per la medicina", prosegue lo studioso. 

Dal genoma la salvezza per i primati?
Gibbs aggiunge che il sequenziamento del genoma potrebbe essere utile anche per un altro scopo: salvare le quattro sottospecie di gorilla attualmente minacciate di estinzione in Africa.

Quando cala il numero di individui di una specie, ne risente anche la sua diversità genetica e la capacità di reagire alle difficoltà. "Troppi accoppiamenti tra consanguinei sono dannosi per la specie", sostiene Gibbs. "Basta vedere cosa sta accadendo ai poveri diavoli della Tasmania: muoiono tutti dello stesso tipo di cancro trasmissibile, perché sono non hanno abbastanza diversità genetica da sconfiggerlo".

Durbin e i suoi colleghi sperano di sequenziare il genoma di diversi individui di tutte le sottospecie di gorilla dell'Africa centrale, sia per comprendere meglio le differenze e le somiglianze genetiche tra i singoli individui, dice Gibbs, sia per affermare ancora di più la necessità di preservare tutte le grandi scimmie in pericolo.
(08 marzo 2012)© RIPRODUZIONE RISERVATA

martedì 17 aprile 2018

Feci Gatto

Feci Gatto





I proprietari di mici hanno migliaia di ragioni per tenere in casa un gatto o due, infatti oltre a trattarsi di un’esperienza piacevole molto gratificante, tra queste motivazioni, figura il fatto che i gatti usano la lettiera e, per evitare spiacevoli sorprese e odori malsani a lui ed ai suoi padroni, coprono le feci. In genere questo gesto viene semplicemente messo in relazione con la scrupolosità del gatto, ma le ragioni in realtà sono molto più complesse. Nei gatti, come in molti altri mammiferi terrestri, feci e urine sono degli elementi utilizzati come un comportamento di marcatura territoriale, atti a trasmettere segnali sociali e riproduttivi ad altri componenti della stessa specie. I gatti sono esseri molto territoriali per natura, come tutti i felini, e la loro società è organizzata in una gerarchia subordinata a rigide regole di comportamento: essi marcano il loro territorio con il rilascio di feromoni, delle sostanze chimiche che inviano le informazioni su un individuo ad altri gatti. Il loro territorio viene marcato anche con altri metodi, quali graffi, sfregamenti contro gli oggetti e lasciando le loro feci scoperte. Ed infatti all’interno delle colonie di gatti selvatici si può notare che i soggetti sottomessi coprono le feci evacuate, cosa di cui non si preoccupano i gatti randagi dominanti, che le lasciano in bella vista. Quasi la totalità dei gatti che vivono in casa coprono perfettamente le loro feci, probabilmente perché si sentono subordinati alla famiglia umana che li ospita. Può capitare però, ad esempio, che per puro istinto, nelle famiglie con molti mici, il soggetto quello dominante, più anziano, più esuberante o quello che è giunto in casa prima, a volte lasci le feci scoperte, in modo da annunciare la sua presenza e il suo stato e per ricordare agli altri che il territorio è suo prima di tutto.








    





Problemi di evacuazione


Spesso comunque possono presentarsi in casa dei problemi comportamentali da parte del gatto che proprio non vanno giù al proprietario, per esempio le eliminazioni inappropriate, parliamo della tendenza che hanno alcuni mici a liberare i propri bisogni, che si tratti di urina o feci è uguale, fuori dalla loro cassettina igienica. Se il gatto non fa i suoi bisogni nella cassetta, è quasi certo che qualche cosa lo disturba: per la pipì potrebbe addirittura trattarsi di una svista, o di una mancata presa di “misure”, ma per defecare il gatto segue sempre un rito tutto particolare, dunque se qualche cosa lo disturba non riesce a compierlo del tutto e le conseguenze sono evidenti anche per il padrone. Ciò può essere dovuto anche alla sabbietta, semplicemente, alla sua qualità o consistenza per esempio, alla sua profumazione, alla forma o alla sua polverosità, potrebbe trattarsi anche, addirittura, del detersivo o il disinfettante che usiamo per lavare la cassetta che accoglie la sabbietta. Le vaschette migliori per contenere la sabbietta dei mici sono sicuramente quelle in plastica, che abbiano una dimensione adeguata per contenere comodamente il gatto anche quando diventa adulto, e che disponga di bordi piuttosto alti, l’ideale sarebbe almeno venticinque centimetri, questo per evitare che le sue zampine possano far uscire la sabbia sul pavimento. Alcune lettiere in commercio sono anche dotate di un coperchio alto ed hanno una porticina basculante che i gatti di solito apprezzano per la loro privacy, e che le rende molto funzionali, dato che evitano versamenti di sabbia e di odori nell'ambiente. Per quanto riguarda l’odore poi, alcune cassette hanno anche l’apposito filtro cattura odori. Dato che le cassette porta sabbietta si trovano di tutti i tipi e di tutti i prezzi sarebbe meglio non accontentarsi usare al loro posto una scatola di cartone perchè si impregna facilmente di urina ed emana quindi un odore sgradevolissimo e dopo un paio di utilizzi il gatto sarà costretto a cercarsi un altro posto. Se si possiede più di un gatto è certamente meglio mettere a disposizione più di una vaschetta igienica per evitare conflitti tra gli animali e quindi conseguenti spargimenti di feci e urina per tutta casa. La vaschetta utilizzata per la sabbietta và regolarmente lavata, pulita e disinfettata a fondo, anche se siamo abituati ad utilizzare una busta di plastica sul suo fondo. Per lavarla è possibile utilizzare sapone neutro o sapone per i piatti, che però non lasci odori troppo forti. Anche la candeggina pura và bene se si vuole disinfettare la base della cassetta, ma poi è bene che per un po’ la parte trattata prenda aria per far svanire il forte odore.








       





    Stipsi


    La stitichezza nel gatto (costipazione felina o stipsi felina) indica la insufficiente regolarità, la difficoltà o l’incompletezza nella defecazione. Le feci in questo contesto poi possono essere molto dure o completamente secche. In particolare il fenomeno della costipazione è spesso confuso come sinonimo di stitichezza costante, quando invece, in particolare, si tratta di stipsi intrattabile, ovvero quando la defecazione diventa impossibile, e può causare grande angoscia e dolore nel nostro micio. Le cause possono essere molte e diverse: può dipendere, per esempio da fattori alimentari, fattori ambientali, utilizzo di particolari medicinali, defecazione dolorosa, ostruzione delle vie rettali, ma anche malattie neurologiche, patologie metaboliche o attinenti alle ghiandole interne.
    Nei casi comuni di stipsi il gatto si sforza eccessivamente per defecare, ma non ottiene mai grandi risultati, produce infatti una minima quantità di feci, o anche nulla. Il prodotto dell’evacuazione solitamente è duro e secco, ma potrebbe trattarsi anche di materiale liquido, accompagnato da vomito ed inappetenza.
    La diagnosi si stila dal veterinario in seguito ai risultati degli esami fisici, messi a confronto con la storia clinica del gatto ed eventuali osservazioni da parte del proprietario. Gli esami che generalmente vengono effettuati sono: esami del sangue, compreso conteggio completo del sangue (in gergo scientifico CBC), esame delle urine , profilo biochimico completo, eventuali radiografie e ecografia addominale.
    Attraverso il semplice controllo delle feci però, già si possono rivelare nel gatto una lunga serie di patologie (anche serie), dunque è una buona abitudine controllale con il veterinario una volta ogni tanto per stare sereni circa la salute del proprio micio.
    io regolarmente faccia questo tipo di controllo per il benessere del suo amico peloso.




    Feci Gatto: La diarrea da “tritrichompnas”

    La diarrea da tritrichompnas è una patologia relativamente recente, visto che il ritrovamento di questo patogeno nelle feci di un gatto risale si all’inizio del secolo scorso, ma era stato messo in relazione ancora alle patologie che comporta, a livello dell’apparato gastrointestinale del gatto. La conseguenza più diffusa di questo patogeno nelle feci del gatto è la colite da tritrichompnas foetus. L’infezione da tritrichompnas foetus nel gatto è infatti associata ad una forte colite cronica, che può spossare il gatto data la sua probabile ciclicità. Dura infatti anche parecchi mesi a ricadute, si presenta con perdita frequente di feci maleodoranti, collose, molli o completamente liquide con possibile presenza di muco e sangue vivo. I gatti con questa patologia, possono presentare anche flatulenza, spasmi molto dolorosi dell’ano, associati ad un bisogno impellente di defecare che però passa entro pochissimo tempo, e infiammazione anale (flogosi). Il gatto malato può diventare anche incontinente, con serie difficoltà a controllare le tempistiche dei loro bisogni, ciò ovviamente genera non pochi problemi sia per il povero animale che per il suo padrone che si vede imbrattare involontariamente la casa ed anche il suo bel mantello lindo. Il vero problema è che la malattia potrebbe a prescindere dall’incontinenza, che comunque si manifesta soltanto nei casi più gravi, passare anche del tutto inosservata nei gatti randagi, sono i danni collaterali, chiamiamoli così che vengono visti dal proprietario come un complicazione preoccupante.
    Eccetto i rari casi mortali, questo tipo di diarrea non è dunque molto grave anche perché spesso và via da sola, il guaio è che purtroppo però, soprattutto il zone in cui ci sono molti gatti, i tempi sono sempre dilatati. I suoi sintomi possono essere guariti con una terapia a base di metrodanizolo. Il veterinario solitamente ne consiglia 30 mg/Kg per 14 giorni. Il farmaco, si trova sul mercato sotto forma di polvere, con le quali poi si preparano capsule specifiche. Una curiosità: è lo stesso elemento utilizzato per la diarrea dei piccioni. E’ importante non impiegare questo medicinale in gatte in gravidanza o in gattini con meno di tre mesi.

    domenica 15 aprile 2018

    L’obesità nei Gatti e come mettere un gatto a dieta

    L’obesità nei Gatti e come mettere un gatto a dieta

    Scritto da nella categoria Gatti
    L’obesità nei Gatti e come mettere un gatto a dieta


    Indice dei contenuti:

    Hai mai pensato a cosa fare riguardo l'obesità del tuo gatto? In realtà i gatti obesi o in sovrappeso sono più numerosi rispetto a quelli con un peso forma e sono sempre più visitati dai veterinari per vari disturbi. Infatti, l'obesità nei gatti li rende propensi al diabete, alla lipidosi epatica e all'artrite.
    Comunque, mettere un gatto a dieta o inserirlo in un programma per perdere peso sono metodi che devono essere affrontati con molta cautela. Qui cercheremo di aiutarvi e assistervi con il vostro gatto in sovrappeso in modo che il vostro micio non abbia problemi di obesità.



    Attraverso le competenze agrarie abbiamo imparato come far crescere il cibo, come aumentare il bestiame e come ottenere risorse di cibo velocemente e in abbondanza... anche solo nel caso fossimo affamati! Abbiamo imparato come congelare, asciugare e preservare e conservare cibo in grandi quantità che ci assicurano che non dovremo sopportare lunghe e infruttuose incursioni di caccia né rischiare carestie.
    Inoltre abbiamo creato delle garanzie di acquisizione per i nostri cani e gatti domestici. Come noi, non devono più cacciare per sopravvivere. Inoltre, noi non dobbiamo nemmeno più vivere all'esterno.
    È interessante che i nostri animali domestici abbiamo rispecchiato le nostre stesse tendenze nell'avere problemi nel controllare il peso corporeo. Anche se la differenza maggiore è che noi umani abbiamo completo controllo su quello che i nostri animali mangiano e su quanto mangiano. A meno che i vostri gatti non spiino nel frigo e preparino un panino con prosciutto e formaggio di notte quando
    nessuno è in giro, l'unico modo in cui possono mangiare è quando TU metti il cibo di fronte a loro.


    Ogni veterinario ha ripetutamente sentito il padrone di un gatto (o cane) gravemente malato affermare “So che il mio gatto è in sovrappeso, dottore, ma non è per il cibo! Lui mangia raramente”.
    Beh, quindi l'animale è sovrappeso a causa delle calorie presenti nell'aria? Forse è l'acqua... o a causa dello stare sul quel divano tutto il tempo. Questo è quanto! Il divano rende il gatto grasso, non il cibo.
    Seriamente, ormai troppi padroni di animali domestici credono veramente che l'assunzione di cibo non ha niente a che fare col peso del loro animaletto e mai abbastanza consulenze li convinceranno del contrario. Se questa è la tua descrizione, non leggere ulteriormente perché il resto di quest'articolo parla di come nutrire in modo appropriato e nella giusta quantità il tuo gatto in modo che perda peso in modo sicuro oppure in modo che mantenga un peso ottimo. Non ci sarà niente in quest'articolo riguardo l'effetto di un'alta quantità di calorie nell'aria, nell'acqua o nell'arredamento nel problema di obesità del tuo gatto.


    Ogni gatto in sovrappeso dovrebbe effettuare un esame fisico, misurare il peso in modo specifico e fare esami sanguigni e di urine. È fondamentale che siano presenti livelli di ormoni tiroidei e che il gatto non abbia alcuna disfunzione metabolica.
    Se il gatto ha un fisico nella norma – escludendo il peso anormale dovuto alla deposizione del grasso – allora potrà esserci un programma graduale e attento di perdita peso.
    Per prima cosa, diamo un'occhiata alla causa dell'obesità e come possiamo correggere i NOSTRI errori.



    Libera scelta di alimentazione Link

    La causa principale dell'obesità felina (così come l'obesità in tutti gli altri mammiferi) è il consumo di una quantità esagerata di cibo. Nega quello che vuoi ma è questa la verità.
    Quello che facciamo...
    Molti gatti sono nutriti con “libera scelta”, che significa che sempre cibo disponibile e quindi il gatto mangia qualsiasi cosa voglia. (abbastanza innaturale per un carnivoro che si è evoluto come una macchina da caccia!) La libera alimentazione è stata probabilmente il singolo fattore che ha più contribuito all'obesità felina.
    Quello che dovremmo fare...
    Nutrirlo con due, tre o quattro piccole porzioni giornaliere e controllare la quantità di cibo in modo che per un periodo di tempo il gatto non prenda peso. Molti padroni di animali nutrono i propri gatti con quella che considerano una “normale” porzione. Un pasto per un umano di 75kg dovrebbe pesare tra 450 e 700 grammi. Un gatto di 3kg pesa circa un venticinquesimo di un umano di 79 kg.
    Quindi il pasto di un gatto dovrebbe essere proporzionato a un venticinquesimo di quello di un umano. Un pasto per un gatto di 3kg dovrà pesare tra i 17gr e 28gr.... circa lo stesso peso di un topo. I proprietari di gatti dovrebbero smetterla di considerare l'unità di misura “ciotole di cibo” e dovrebbero iniziare a pensare in grammi.

    CARBOIDRATI Link

    I gatti, diversamente dalla maggior parte dei mammiferi, non hanno enzimi per la digestione dei carboidrati (chiamati amilasi) nella loro saliva. Gli umani e i cani li hanno e in realtà iniziano la digestione dei carboidrati nella bocca. Nell'intestino, l'amilasi nascosta dal pancreas abbatte una grande mole di molecole di carboidrati trasformandole in piccola unità assorbibili di glucosio.
    I gatti hanno un'attività più bassa di amilasi rispetto agli umani o ai cani. Evidentemente Madre Natura non voleva che i gatti fossero dei consumatori di carboidrati.
    Quello che facciamo....
    Noi acquistiamo cibo impacchettato, conveniente e ben custodito per i nostri animali principalmente perché dobbiamo solo versarlo nella ciotola e basta. Il cibo conservato per animali domestici deve avere un livello più alto di farina e zuccheri rispetto ai barattoli in modo che le crocchette rimangano uniformi e non si sbriciolino. Il cibo è conservato, e non si muffa, quindi non dobbiamo preparare cibo per gatti molto spesso. Sfortunatamente, soprattutto con le diete basate sui cibi in scatola, a causa della biochimica metabolica, la quale trasforma tutto ciò che contiene un'alta quantità di carboidrati in cibo pre-inscatolato per gatti, il gatto rischia di ingrassare.
    Quello che dovremmo fare...
    Nutrirlo con una dieta coerente a quella della natura di un vero carnivoro...una dieta basata sulla carne. La dieta ideale per un felino deve avere un livello di proteine dal 35% al 45% su una sostanza secca (si intende la percentuale di dieta quando l'acqua è stata rimossa) e un moderato contenuto di grassi con una bassa percentuale di carboidrati (chicchi).
    Molte ricerche hanno provato che le diete con alte percentuali di proteine e grasso sono benefiche per i carnivori. I gatti non possono gestire grandi quantità di carboidrati in modo efficiente.
    Dopo un pasto ricco di carboidrati il livello di glucosio del sangue del felino tende a essere oltre la norma per un lungo lasso di tempo. Diventano persistentemente ipoglicemici questo lungo lasso di tempo crea uno stimolo sulle cellule beta nel pancreas le cellule che producono l'insulina e rendono quelle cellule meno sensibili al glucosio nel sangue. Il risultato sarà che meno insulina verrà procurata per portare giù il livello di zucchero nel sangue. I nutrizionisti lo chiamano “sottoregolazione” delle cellule beta; l'intensività dell'insulina nelle cellule beta porta a quella che è chiamata “insulino-resistenza”. Questo scenario prelude al diabete.






    PROTEINE Link

    Sappiamo tutti quanto i gatti amino mangiare topi e uccellini. Una risorsa di cibo naturale per i carnivori? Perfetti nella dieta di un gatto! Sapevi che un topo o un uccello sono composti solo dall’8% di carboidrati? E la maggior parte dei carboidrati vengono da ciò che la preda stava mangiando e da quello che era nel suo tratto digestivo. Il resto viene dall'acqua, da qualche minerale e da proteine e grasso.
    Quello che facciamo...
    Spesso acquistiamo cibi inscatolati per i nostri gatti, alcuni contengono coloranti alimentari per fare sembrare carne il loro contenuto, e contengono anche farina, zucchero e conservanti. In parte compriamo questi cibi preconfezionati perché i produttori affermano che questi cibi siamo COMPLETI ed EQUILIBRATI per i gatti, e in parte anche perché è conveniente per noi dover soltanto versare il cibo nella ciotola in modo che il nostro gatto possa mangiare quando vuole. Sfortunatamente, la maggior parte delle marche di cibi in scatola forniscono poche proteine nei loro prodotti, specialmente marche meno costose che propongono chicchi di mais come ingrediente principale.
    Un altro problema è il mito secondo il quale noi nutriamo spesso i nostri gatti (e cani) con troppe proteine.
    Questo mito indifendibile, il quale afferma che le proteine causano problemi ai reni, è totalmente infondato e ha causato la sofferenza di molti cani e gatti a causa di una dieta povera di proteine. Guarda qui per vedere le ragioni per le quali questo mito non è altro che questo... un mito senza affermazioni scientifiche.
    Approfondimento: Il gatto anziano e le proteine – Il giusto equilibrio
    Quello che dovremmo fare...
    Noi dovremmo nutrire i nostri gatti con un'alta percentuale di proteine e una bassa percentuale di carboidrati se ci aspettiamo che loro mantengano un ottimo peso corporeo e che abbiano un nutrimento appropriato.
    La proteina è LA chiave del nutrimento in una dieta carnivora. Su base anidra... dove la percentuale degli ingredienti è determinata senza acqua nella razione... la dieta di un felino dovrebbe contenere dal 35 al 45 % di proteine, 40% di grasso, e possibilmente solo una piccola percentuale di carboidrati. (ricorda.. un vero carnivoro non necessita di carboidrati nella sua dieta). Alcuni nutrizionisti suggeriscono un 25 % di carboidrati, un 50% di proteine e un 25% di grasso.



    Croccantini per gatti Link

    Pensiamo sempre di dover premiare i nostri gatti con il cibo – e questo è il motivo della popolarità dei croccantini per gatti. Quasi ogni padrone di gatti ne fa uso, ogni volta che un gatto vocalizza o miagola incessantemente o sembri di aver “bisogno di qualcosa” . Questo è un comportamento normale per un gatto e non ha nulla a che vedere con la fame! Ma noi crediamo che il gatto sia affamato e quindi gli diamo uno snack. E la maggior parte dei croccantini sono così saporiti da essere irresistibili per i gatti, altrimenti questi prodotti no venderebbero e non ci sarebbe alcun profitto per il produttore.
    Quindi se darai al tuo gatto un premio per star vocalizzando, lo avrai semplicemente ricompensato per aver vocalizzato, insegnandogli quindi che sia giusta vocalizzare ancora di più. Se DEVI dare al tuo gatto un piccolo premio, leggi qui sotto come farlo in modo logico e nutritivo.
    Quello che facciamo...
    Come umani sensibili e a cui importa del proprio gatto, abbiamo sempre voluto ricompensare il nostro micio dandogli dei premi speciali in più. La maggior parte dei premi per i gatti hanno un alto livello di carboidrati (farina e zuccheri) e molti aromi esaltanti per invogliare il gatto a mangiarli anche quando non ha fame.
    I gatti che ci infastidiscono con le vocalizzazioni e che fingono di star morendo di fame a volte sono ricompensati per quella fastidiosa vocalizzazione ricevendo un premio “per tenerli tranquilli”. Quando noi offriamo il premio stiamo semplicemente spronando il nostro gatto alla vocalizzazione. Ricompensare il gatto per aver fatto quel fracasso, lo istruisce essenzialmente a fare ancora più casino!
    Quello che dovremmo fare...
    Smettere di nutrire il nostro gatto in sovrappeso con i piccoli premi. SE pensi che il tuo gatto ABBIA BISOGNO di un premio, taglia un piccolo pezzetto di pollo (cotto) o di pesce e nutrilo con un snack di proteine naturali...non con uno fatto da grano, colorante alimentare, glicole propilenico, e esaltatori di sapori. E MAI dare da mangiare uno snack come segno per farlo smettere di vocalizzare perché risulterà l'effetto contrario e in realtà rinforzerà il gatto a vocalizzare e a comportarsi da mendicante.

    Raccomandazioni sulle etichette Link

    Tutto il cibo per animali arriva con delle istruzioni di nutrizione raccomandabili. Il problema è che queste raccomandazioni NON sono requisiti necessari, anche se la maggior parte dei padroni di animali domestici pensano di dover nutrire il loro cucciolo con quella quantità raccomandata di cibo. La maggior parte dei gatti (e dei cani), se nutriti con la quantità di cibo stabilita nella raccomandazione dell'etichetta, alla fine diventerà sovrappeso.
    Fai attenzione al peso del tuo animale domestico (la taglia), e anche da semplici osservazioni decidi se è in sovrappeso. Se è così, non dargli troppo da mangiare.
    Cosa facciamo...
    Nutrire il nostro gatto con una porzione giornaliera “raccomandata”, indicata sulle etichette del cibo per animali, risulterà quasi sempre un nutrimento con più calorie di quelle di cui l'animale ha veramente bisogno per l'energia di un giorno normale. L'eccesso di carboidrati, non necessari come carburante per il metabolismo o l'attività fisica, viene convertito in grasso e conservato nelle riserve di grasso del gatto.
    Sono molto alte le probabilità che il tuo gatto finisca in sovrappeso se lo nutri con la quantità di cibo consigliata sulle etichette del cibo per animali.
    Cosa dovremmo fare...
    Regolare la quantità di cibo secondo le caratteristiche del suo corpo e sull'attività fisica che svolge. Se il gatto sembra e si sente sovrappeso, be è così! Gli stai dando troppo cibo rispetto alla quantità che necessita per avere le energie per l'esercizio e l'attività fisica, e indipendentemente dalla quantità di cibo che l'etichetta del cibo per animali suggerisce, tu devi nutrirlo di meno affinché abbia un normale (sano) perso corporeo.

    Esercizio fisico Link

    Quello che facciamo…
    In genere ci basta riempire le ciotole con cibo e acqua, pulire la lettiera e dire “ci vediamo dopo micio, ho finito il lavoro”. OK... diciamo che così non stai aiutando. Non stai cambiando la quantità di cibo, né il tipo ne porzioni con cui lo hai sempre nutrito. Se vuoi avere successo nella perdita di peso del tuo gatto allora dovrai aumentare il consumo di calorie, con l’esercizio e l’attività fisica.
    Ciò è molto più semplice da svolgere con un cane, portandolo a spasso o facendo una corsa, lanciando una palla, nuotando, eccetera. Buona fortuna nell’ andare a fare una corsa con il tuo gatto! La maggior parte dei gatti spende il proprio tempo dormendo sul divano, e sono lasciati lì per molto tempo e non c'è davvero niente in casa che potrebbe intrigare il loro interesse da cacciatori carnivori. Non c'è niente da inseguire, niente da cui nascondersi, niente da cui correre. Non c'è nient'altro da fare che un pisolino.
    Quello che dovremmo fare...
    Aiutare nel miglioramento dell'esercizio fisico del gatto, magari aggiungendo alcuni giocattoli interattivi nell'ambiente del gatto. Prendi in considerazione l'adozione di un altro gatto amichevole e giocoso dal rifugio locale così che il tuo gatto solitario abbia qualcuno con cui interagire e giocare. Molte persone credono che due gatti siano più divertenti da avere e più coinvolgenti e che non diano più problemi che con un solo gatto. Puoi anche comprare dei giochi che simulino una preda in fuga: Il tuo gatto ne resterà estasiato. I gatti sono in grado di esercitarsi, ma tu dovrai avere dei giochi fantasiosi e delle idee, per poter stimolare il tuo gatto.

    Con cosa nutrire un gatto Link

    I gatti, diversamente dagli umani, ottengono meno soddisfazione dal cibo con carboidrati rispetto a quello con proteine. Dà loro un topo, dato che i roditori contengono un'alta quantità di proteine, e ne saranno felicissimi. Un topo potrebbe essere un ottimo pasto per un gatto con una taglia nella norma. I topi tipicamente sono fatti dal 20% di proteine, il 9% di grasso e molta umidità.
    E ora che sai che il gatto è un vero carnivoro, che il suo metabolismo è stato creato dal processo d'evoluzione naturale per utilizzare efficientemente le proteine della carne come maggiore componente della dieta, capisci perché una dieta ricca di carboidrati semplicemente non ha niente a che fare con i felini. I gatti non sono erbivori che si nutrono di vegetali; loro sono predatori di altri animali e per aggiungere un sano stato corporeo devono ai loro bisogni naturali. Non esistono diete vegetariane per gatti.

    Non importa quale siano le tue preferenze personali, per quanto riguarda la carne, dalle leggi della natura sappiamo che il gatto ha bisogno di carne nella sua dieta. Questo forte bisogno di carne da parte del gatto è dovuto alla sua necessità di assumere la vitamina B12 (cianocobalamina) che viene creata da altri mammiferi non felini.
    Come padrone del gatto, hai completo controllo su quello che il tuo gatto mangia, quanto mangia e quanto spesso mangia. Non ti preoccupare riguardo i denti e le gengive. I croccantini di qualità hanno sulle etichette livelli di proteine sopra il 30% e per quanto riguarda i grassi, percentuali superiori al 18%. Di solito queste marche hanno etichette scrivono “cresciuto”, o “cucciolo” o “micio” in base alla stazza dell’animale...e queste formulazioni possono essere offerte per una dieta salutare che non richiede una specifica terapia dietetica.
    Se hai ancora paura del falso mito sulle “troppe proteine” che fanno “male” ai cani e ai gatti, o che le proteine “causano” danni ai reni, devi informarti meglio. Ci sono numerose ricerche che ti tranquillizzeranno e ti aggiorneranno sulle corrette ricerche. Il mito delle proteine è stato estrapolato da una ricerca fatta sui roditori alcune decine di anni fa; il mito si è poi sviluppato nonostante fosse stato smentito da diverse ricerche su cani e gatti.
    Approfondimenti:


    Diete per la perdita di peso Link

    Per fare in modo che un gatto obeso perda peso, serve agire gradualmente. Non sono permesse diete veloci! I gatti hanno una sola reazione alla velocizzazione delle diete e ogni volta che un felino assume cibo rapidamente si deprime e potrebbe contrarre un disturbo serio e potenzialmente fatale, chiamato “lipidosi epatica”.
    Uno dei motivi del successo in una dieta per felini con un'alta percentuale di proteine è un importante amminoacido chiamato Carnitina. La Carnitina è presente in grandi quantità nel tessuto dei muscoli, ma si trova anche in minuscole quantità di verdure. Questo amminoacido gioca un ruolo essenziale nell'assorbimento delle riserve di grasso conservato e anche nella conversione del grasso in glucosio. L'abilità di trasformare il tessuto grasso in glucosio per l'energia (e per la successiva realizzazione di perdita di peso) richiede Carnitina nel processo. L'integrare la dieta di un gatto con la Carnitina L in una quantità che va approssimativamente dai 250 ai 500mg per gatto al giorno, aiuterà nel trasformare il grasso in glucosio e migliorerà la salute del gatto che a dieta.

    Come mettere un gatto a dieta Link

    Per prima cosa, il tuo veterinario ha bisogno di fare un completo esame fisico, con un esame sanguigno che includa una valutazione dell'ormone della tiroide, e deve anche accuratamente registrare il peso del gatto. Poi dovresti mettere gradualmente il tuo a gatto a dieta secondo il suo programma di perdita peso...che deve durare dalle tre alle quattro settimane...alla fine dovrai unire la nuova dieta con quella vecchia, diminuendo sempre di più la percentuale della vecchia dieta e aggiungendo sempre di più quella nuova.
    Presta molta attenzione a quanto il gatto mangia ogni giorno. Quando il gatto si adatta alla nuova dieta, con un'alta percentuale di proteine, ripesa il gatto a intervalli di quattro settimane. Se non ci sono per niente perdite di peso, o addirittura se è presente un aumento di peso, vuol dire che la quantità di cibo che gli è permesso mangiare è ancora troppa.

    ossibile che tu stia valutando le porzioni in dimensioni da umani. Ricorda il Topo. Ogni tre o quattro settimane ripesa il tuo gatto sulla stessa bilancia in modo che tu possa vedere i cambiamenti di peso in modo preciso. Un gatto di 6kg non dovrebbe perdere più di 225 grammi in quattro settimane (ricorda il problema della lipidosi epatica!)
    Sii sempre attento e riferisci al tuo veterinario di ogni volta che il gatto smette di mangiare per due o più giorni. (questo è uno dei problemi delicati del metodo di nutrimento a “scelta libera”. Spesso non notiamo che la ciotola del gatto è ancora piena finché il gatto non entra in una fase rapida. Quando i gatti sono malati il primo segno clinico è spesso la perdita di appetito; quindi un protocollo di nutrimento non interattivo, a scelta libera ci fornisce meno informazioni rispetto a un metodo di nutrimento con porzioni controllate.) Ogni gatto che non abbia mangiato per tre giorni o più potrebbe avere dei problemi di salute! 7 giorni di nutrimento rapido potrebbero in realtà avere un impatto sul sistema immunitario del gatto.
    Una volta che hai stabilito un piano di nutrimento che include una graduale perdita di peso per un periodo che sia di oltre un mese, il gatto raggiungerà un punto di equilibrio per quanto riguarda il suo peso corporeo. Con questo peso ottimale il gatto non risulterà “troppo grasso” o “troppo magro”. Saresti sorpreso da quanto il gatto sarà più attivo e in allerta una volta raggiunto questo peso forma. Avrai evitato con successo la probabilità di diabete, artrite, e lipidosi epatica. Il tuo gatto vivrà probabilmente qualche anno in più e avrà una qualità della vita molto migliore, e questo renderà felice anche te!
    Per fare in modo che il gatto perda peso, fai le seguenti cose dopo aver consultato il tuo veterinario:

    1. Fai un completo esame fisico, test in laboratorio, e una specifica registrazione del peso attuale. Assicurati di escludere l'ipotiroidismo o altri disturbi metabolici.
    2. Nutri il tuo gatto con meno cibo di quanto tu abbia fatto fino ad ora.
    3. Nutri il tuo gatto con un'alta percentuale di proteine e grassi e una bassa percentuale di carboidrati.
    4. Nutri il gatto con piccole porzioni di cibo a intervalli regolari (da 2 a 4 al giorno) piuttosto che con il libero accesso o la libera scelta.
    5. Aumenta l'attività/esercizi del gatto arricchendo l'ambiente
    6. Pesa il gatto a intervalli di tre o quattro settimane per valutare i progressi di perdita di peso
    7. Riconsidera la quantità quotidiana di cibo se noti un aumento di peso o nessuna perdita.
    8. Una volta che il gatto ha un peso ideale, regola la quantità di nutrimento in modo che il peso del gatto rimanga stabile.

    NOTE: riguardo l'allevamento dei mici Link

    I nutrizionisti veterinari consigliano di offrire ai gatti molto giovani una grande varietà tipi di cibi e consistenze. I gatti sono creature devote all'ambiente in cui vivono e se il micio viene cresciuto solo con una dieta di cibo secco come le crocchette, le probabilità che il gatto rifiuti ogni tipo di cibo differente dalle crocchette in futuro sono alte (potrebbe anche non sapere cosa fare con un topo appena catturato!) le preferenze di cibo possono anche essere stabilite sul cibo in scatola.
    Poiché i mici attraversano la fase di sviluppo, assicurati di fornire un'ampia varietà di tipi di cibi e sapori, in modo che più avanti, se sarà necessaria una perdita di peso, sarà possibile selezionare altri tipi di cibi, il che sarà fondamentale per il bene del gatto.
    Ricorda, alta qualità, pasti basati sulla carne, controllo sulla quantità di cibo fornito, bisogna poi provvedere a più esercizio fisico, ed essere persistente. Aiuta il tuo animale a vivere una vita più lunga e piacevole.

    venerdì 13 aprile 2018

    Chi usa violenza sugli animali è psicologicamente disturbato.

    Perché La Violenza Sugli Animali È Un Campanello D’allarme Sociale

    Di:  - Pubblicato: 12 dicembre 2016
    Amore e odio facce della stessa medaglia. Tanto nelle relazioni umane, così tra uomo e animale. Tralasciando volutamente le incalcolabili bizzarrie a cui gli animali vengono spesso sottoposti, loro malgrado, non è possibile sorvolare su maltrattamenti e violenze che rappresentano veri e propri crimini.

    Dalla notte dei tempi, l’aggressività verso gli animali ha fatto parte di pratiche culturali che in alcune parti del mondo continuano a sopravvivere. La lotta dei galli, la corsa dei tori, combattimenti tra cani. Nell’antica Roma il 15 agosto era il giorno in cui venivano sterminati tutti i cani della città a colpi di bastone. Nel Medioevo sacchi pieni di gatti vivi venivano gettati nel fuoco.
    “Di fatto non  può essere disconosciuta l’esistenza del piacere che deriva dal nuocere” ma la passività di fronte a forme più o meno barbare di abuso su esseri viventi può condurre a derive aggiuntive. Nel corso del tempo si è iniziato a riconoscere agli animali una soggettività, per la quale non provano solo dolore fisico ma anche forme più complesse di sofferenza, assumendo uno sguardo sempre più empatico ed enfatizzando la componente affettiva del rapporto uomo-animale.
    Nel 1987 l’aggressione nei confronti degli animali diviene ufficialmente uno tra i sintomi di disturbo della condotta; un’evoluzione possibile di quest’ultimo è il disturbo di personalità antisociale.
    Si mette in luce la presenza di un filo conduttore, un comune denominatore tra violenza verso gli animali e verso gli umani; questo collegamento prende proprio il nome di Link, per il quale forme di maltrattamento animale ed interpersonale hanno una base comune. Ma non solo.
    Assistere come osservatori passivi espone ad un maggior rischio di sviluppare comportamenti aggressivi e attuarli in prima persona. L’animale, che manca del dono della parola e si trova in posizione di dipendenza, rappresenta un soggetto fragile; infatti chi è maltrattante verso gli animali ha maggiori probabilità di porsi allo stesso modo verso altri soggetti fragili: bambini, anziani, disabili. Riconoscere la mancanza di empatia e il maltrattamento verso le creature animali, oltre a rappresentare una forma di civiltà, costituisce un fattore protettivo e preventivo verso la società umana stessa.
    Da alcuni dati emerge che nella popolazione “criminale” coloro che hanno commesso aggressioni nei confronti di animali si macchino di reati più gravi nei confronti di persone, tra cui violenza sessuale, violenza psicologica, persecuzione.
    Perché la violenza verso gli animali è un campanello d’allarme sociale?
    • Il maltrattamento degli animali è correlato ad abusi su anziani e minori
    • Gli abusi sugli animali sono più diffusi nelle famiglie disfunzionali o in cui si verificano violenze domestiche
    • I testimoni di violenza verso gli animali hanno una probabilità 8 volte maggiore di divenire autori di violenza e prendere parte ad episodi di bullismo
    Una ricerca italiana del 2013, condotta da LAV in 11 città distribuite lungo tutto lo stivale, ha rivelato che il 43% dei 1500 preadolescenti interpellati aveva assistito a forme di maltrattamento verso animali. Il 33% di loro non aveva provato rabbia o dolore in quelle occasioni, ma “una sensazione piacevole”, “indifferenza” o “divertimento”.
    La ricerca dell’eccitazione nella distruttività sembra diventare inesorabile in mancanza di stimoli vitali. Un vero e proprio piacere sadico sembra essere il principale motivo che spinge a mettere in atto in prima persona le aggressioni. Tra le altre motivazioni emerse: averlo visto fare ad altri o in televisione.
     
    Laura Magni, Psicologa