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venerdì 28 dicembre 2018

Tesseramento 2019 Liberigatti Onlus

  
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venerdì 9 novembre 2018

Un mondo senza gatti? Sarebbe un inferno!


Un mondo senza gatti? Sarebbe un inferno!


Di Paola Pagliaro martedì 7 febbraio 2012

Un mondo senza gatti sarebbe un inferno e alcuni Paesi della Terra avrebbero addirittura problemi di approvvigionamenti alimentari










Un mondo senza gatti. Inimmaginabile per noi gattofili. Li amiamo troppo per farne a meno. Affetto, compagnia, fusa e fascino sono le caratteristiche che più apprezziamo nei nostri gatti. Ma il gatto è anche e prima di tutto un predatore e rimane un cacciatore. Anche quando veste i panni di placido animale domestico, la cena a casa la porta lui.
Pensiamo che dipenda da noi per cibo, acqua ed un rifugio. In realtà, riesce a sopravvivere benissimo allo stato selvatico ed ha una sua funzione ecologica, a dir poco fondamentale per gli equilibri del Pianeta e per la nostra stessa sopravvivenza. Anche chi non ama i gatti e li ritiene animali noiosi ed inutili (esiste gente simile?), deve arrendersi all'evidenza: un mondo senza gatti sarebbe un inferno ed in alcuni Paesi ci sarebbero addirittura problemi di approvvigionamenti alimentari.
Alan Beck, docente di medicina veterinaria e direttore del Center for the Human-Animal Bond alla Purdue University, ha ipotizzato cosa accadrebbe in un mondo senza gatti. In India le conseguenza sarebbero gravissime, perché i gatti uccidono i roditori che contaminano ed intaccano le riserve di grano, dunque ci sarebbe meno cibo e le malattie infettive si diffonderebbero più rapidamente.
Ma anche nei Paesi occidentali non ce la passeremmo affatto meglio senza i gatti. In Gran Bretagna, ad esempio, i gatti, anche quelli domestici, portano a casa in media 11 prede ogni sei mesi (quelle accertate). Il Regno Unito conta 9 milioni di gatti. Ciò significa che i gatti uccidono quasi 200 milioni di piccoli animali selvatici (uccellini, topi, ratti, lucertole ecc) ogni anno.
Il loro ruolo è dunque essenziale per il contenimento della fauna selvatica e soprattutto di quelle specie devastanti per i raccolti e pericolose per la salute dell'uomo come i ratti. Nelle isole in cui non ci sono gatti, i ratti si riproducono a dismisura e devastano interi ecosistemi, portando alla scomparsa di numerose specie di uccelli selvatici (i ratti mangiano le uova nei nidi).
Se i 220 milioni di gatti presenti nel mondo scomparissero all'improvviso, saremmo sommersi dai ratti e questo avrebbe numerose altre conseguenze sugli ecosistemi, tutte devastanti. Certo, non ci voleva uno studio per capirlo, basta guardare negli occhi il nostro gatto per capire che lui sa di essere importante ed indispensabile. Ecco spiegato perché si sente divino: se il mondo è un po' più simile al paradiso e non ad un enorme focolaio infettivo in parte è merito suo. Capito.

Le varie colonie feline sparse nei centri urbani, sono come delle postazioni a difesa dell'eco-sistema e nell'interesse degli umani, gli umani hanno tutto l'interesse a tutelare i gatti è, un errore suicida maltrattare, allontanare e ancora peggio uccidere i gatti, oltre a ciò è punito dalle leggi, non per nulla ci sono a loro difesa leggi: Regionali, Nazionali e internazionali.



A cura dell' Associazione Liberigatti Animalista Ambientalista

mercoledì 7 novembre 2018

La grande truffa di Telethon

La grande truffa di Telethon




Di Olivier Bonnet - Tuttouno.blogspot.it.
Originale pubblicato su alterinfo.net con il titolo “La grande escroquerie du Téléthon. Le professeur Testard dénonce une mystification”. Traduzione a cura di Giuditta

Sono 20 anni che questa “grande fiera” televisiva continua… Ecco cosa ne pensa un ricercatore, uno specialista in biologia della riproduzione.

È scandaloso. Il Telethon raccoglie annualmente tanti euro quanto il bilancio di funzionamento di tutto l’Inserm. La gente pensa di donare soldi per la cura. Ma la terapia genica non è efficace. Se i donatori sapessero che il loro denaro, prima di tutto è utilizzato per finanziare le pubblicazioni scientifiche, ma anche i brevetti di poche imprese, o per eliminare gli embrioni dai geni deficienti, cambierebbero di parere.
Il professor Marc Peschanski, uno dei architetti di questa terapia genica, ha dichiarato che abbiamo intrapreso una strada sbagliata. Si stanno facendo progressi nella diagnosi, ma non per guarire. Inoltre, anche se progrediamo tecnicamente, noi non comprendiamo molto di più la complessità della vita. Poiché non possiamo guarire le malattie, sarebbe preferibile cercare di scoprirne l’origine, prima che si verifichino. Ciò consentirebbe l’assoluta comprensione dell’uomo, di una certa definizione di uomo”. Da un’intervista con Medicina-Douces.com

Jacques Testard, è direttore della ricerca presso l’Istituto Nazionale della Sanità e della Ricerca Medica (Inserm), specialista in biologia della riproduzione, “padre scientifico” del primo bebè-provetta francese, e autore di numerose pubblicazioni scientifiche che dimostrano il suo impegno per una “scienza contenuta entro i limiti della dignità umana”.
Testard scrive sul suo blog, fra l’altro:
Gli OGM (organismi geneticamente modificati) sono disseminati inutilmente, perché non hanno dimostrato il loro potenziale, e presentano un reale rischio per l’ambiente, la salute e l’economia. Essi non sono che degli avatar dell’agricoltura intensiva che consentono ai produttori di fare fruttificare i brevetti sulla Natura e la Vita.
Al contrario, i test terapeutici sugli esseri umani sono giustificati quando sono l’unica possibilità, anche piccola, per salvare una vita. Ma è assolutamente contraria all’etica scientifica (e medica) far credere a dei successi imminenti di uno o di un altro farmaco. Nonostante i numerosi errori, i fautori della terapia genica (spesso gli stessi fra quelli degli OGM) sostengono che “finiremo per arrivarci”, e hanno creato un tale aspettativa sociale che il “misticismo del gene” si impone ovunque, sino nell’immaginario collettivo.
Il successo costante del Telethon dimostra questo effetto, poiché a forza di ripetute promesse, e grazie alla complicità di personalità mediatiche e scientifiche, questa operazione raccoglie donazioni per un importo vicino al bilancio di funzionamento di qualsiasi ricerca medica in Francia. Questa manna influisce drammaticamente sulla ricerca biologica in quanto la lobby del DNA dispone del quasi monopolio dei mezzi finanziari (finanziamenti pubblici, dell’industria e della beneficenza) e intellettuali (riviste mediche, convenzioni, contratti, man bassa sugli studenti…).
Quindi, la maggior parte delle altre ricerche sono gravemente impoverite – un risultato che sembra sfuggire ai generosi donatori di questa enorme operazione caritativa…


Per completare, ultima citazione estratta dal libro di Testard “La bicicletta, il muro e il cittadino”:

Tecnoscienza e mistificazione: il Telethon
Da due decenni, ogni anno, due giorni di programmazione della televisione pubblica sono esclusivamente riservati ad un’operazione orchestrata, alla quale contribuiscono tutti gli altri mezzi di comunicazione: il Telethon. Col risultato che, delle patologie, certamente drammatiche ma che, per fortuna, interessano relativamente poche persone (due o tre volte inferiore alla sola trisomia 21, per esempio), mobilitano molto di più la popolazione e raccolgono molti più soldi rispetto ad altrettante terribili malattie, un centinaio o un migliaio di volte più frequenti.

Possiamo solo constatare un meritato successo di una efficace attività di lobbying e consigliare a tutte le vittime, di tutte le malattie, di organizzarsi per fare altrettanto.
Ma si dimenticherebbe, per esempio, che:

  • il potenziale caritativo non è illimitato. Quello che ci donano oggi contro la distrofia muscolare, non lo doneranno domani contro la malaria (2 milioni di decessi ogni anno, quasi tutti in Africa);
  • quasi la metà dei fondi raccolti (che sono equivalenti al bilancio annuale di funzionamento di tutta la ricerca medica francese) alimentano innumerevoli laboratori che influenzano fortemente le linee guida. Contribuendo in tal modo alla supremazia finanziaria dell’Associazione francese contro la distrofia muscolare (l’AFM che raccoglie e ridistribuisce a suo piacimento i fondi raccolti), sarebbe anche e soprattutto impedire ai ricercatori (statutari per la maggior parte, e quindi pagati dallo Stato, ma anche laureati e, soprattutto, studenti, sicuramente raccomandati, post-dottorato che vivono sul finanziamento della AFM) di contribuire alla lotta contro altre malattie, e/o di aprire nuove strade;
  • non è sufficiente disporre di mezzi finanziari per guarire tutte le patologie. Lasciar credere a questo strapotere della medicina, come lo fa il Telethon è indurre in errore i pazienti e le loro famiglie;
  • dopo venti anni di promesse, la terapia genica, non sembra essere la buona strategia per curare la maggior parte delle malattie genetiche;
  • quando delle somme così importanti sono raccolte, e portano a tali conseguenze, il loro utilizzo dovrebbe essere deciso da un comitato scientifico e sociale che non sia sottomesso all’organismo che le colletta.

Ma anche, come non domandarsi sul contenuto di una “magica” operazione in cui le persone, illuminate dalla fede scientifica, corrono fino ad esaurimento o fanno nuotare i loro cani nella piscina comunale… per “vincere la miopatia”? Alla fine della tecnoscienza, spuntano gli oracoli e i sacrifici di un tempo che credevamo finito…
In conclusione: Non fate donazioni al Telethon!