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sabato 14 ottobre 2017

Microchip sugli animali (Parte I)

Microchip sugli animali (Parte I)
A cura di Marianna S. per Disinformazione.it - 25 giugno 2004
Il D.P.C.M. 28/02/2003 lettera c) (G.U. n°52 04/03/2003) riguarda il consenso all’identificazione degli animali da compagnia attraverso l’utilizzo di un microchip (trasponder) (impiantato sotto cute) su tutto il territorio nazionale.
Premessa.
Nel 1991 con la legge 281 si istituì di fatto “l’anagrafe canina” nell’intento di affrontare e ridurre il fenomeno randagismo e abbandono dei cani. La conseguenza fu l’obbligatorietà del tatuaggio divulgato come UNICO, INDISCUTIBILE, SICURO e INDOLORE (!) mezzo di identificazione per tutti i cani.
Negli anni seguenti l’esperienza diretta sugli animali dimostrò e confermò tutti gli aspetti negativi di questo mezzo di identificazione :
- Necessità di un’anestesia per evitare il dolore provocato dall’operazione del tatuaggio;  difficoltà di lettura dei dati tatuati, lo sbiadirsi degli stessi con il tempo;
- impossibilità di leggere il tatuaggio su cani con cute pigmentata;
- casi di manomissione con bruciature o asportazione del lembo di pelle tatuato;
- numerosi problemi inerenti alle diverse modalità di archiviazione dei dati da parte degli enti preposti con conseguente inefficacia del sistema.
Sulla base di queste considerazioni alcune regioni introdussero l’identificazione mediante microchip  come metodo alternativo e in futuro sostitutivo del tatuaggio.
Anche l’E.N.C.I. (Ente Nazionale della Cinofilia Italiana) che gestisce direttamente l’anagrafe dei cani di razza, vista l’inaffidabilità del tatuaggio, introdusse il microchip. Dal 01/01/2000 la F.S.A. (Fondazione Salute Animali) rese obbligatorio il microchip per i cani certificati con l’intento di salvaguardare la purezza delle razze da malattie ereditarie, sostituzioni dolose od accidentali di identità con conseguente danno economico.
Il presidente dell’E.N.C.I. (specialista medico veterinario) molto professionalmente, si preoccupò di emanare informazioni tecniche, mediche e precauzioni riguardo l’applicazione del microchip, onde evitare brutte conseguenze per i cani registrati nel prezioso libro genealogico e quindi dal rilevante valore economico.
Vi riporto in sintesi tali informazioni tratte da www.enci.it/vezzoni, (tra parentesi alcune mie personali precisazioni):
Il microchip ISO è costituito da una capsula iniettabile di vetro biocompatibile che contiene un chip e una micro-bobina che viene attivata dal lettore solo nel momento in cui viene avvicinato e che permette la lettura del chip stesso.Quando il microchip non viene attivato è un corpo completamente inerte e  non emette alcun tipo di onda. Anche se ritenuto improbabile, (ma non impossibile), un trauma diretto verso la sede di impianto potrebbe danneggiare la struttura del microchip e renderlo inerte. La superficie esterna della capsula è trattata con microsolchi per facilitarne l’ancoraggio nei tessuti sottocutanei ed impedirne, pertanto, la migrazione; (questo lo dicono le case produttrici, ma  ad oggi si sono verificati casi di migrazione: per effetto per esempio della gravità alcuni cani si sono ritrovati con il microchip nella zampa, e che dire del pericolo di formazioni di cisti e reazioni di rigetto a un corpo estraneo introdotto in un essere vivente?). Il microchip ha una dimensione esterna di 13mm x 2mm ed è contenuto in una siringa mono-uso con un ago di grosso calibro e molto affilato, e in mani inesperte potrebbe essere pericoloso per l’animale e per lo stesso operatore. La sede d’impianto standard in Europa è il sottocute della porzione media sinistra del collo. L’impianto del microchip è di pertinenza veterinaria, in quanto devono essere garantiti: il rispetto delle norme igieniche necessarie per evitare infezioni, il rispetto della sede d’inoculazione, l’attenzione ad evitare le strutture vascolari vicine (arteria carotide e vena giugulare) e di ferire l’orecchio o l’occhio in caso di movimenti improvvisi dell’animale e la cura nell’effettuare un’esecuzione indolore; l’utilizzo o meno di un anestetico locale  è a discrezione del veterinario (Aggiungo anche, che la legge impone l’impianto entro i primi tre mesi di vita dell’animale, quindi parliamo di cuccioli).
L ‘identificazione del microchip (scanning) sarà possibile con un lettore, (alquanto sensibile e bisognoso di un’accurata manutenzione), che  emette e riceve energia elettromagnetica e per tanto influenzabile da altri apparecchi elettronici o da oggetti metallici. Per questo motivo, canili e cliniche veterinarie, (e il mondo intero),  possono essere considerati ambienti ostili per la presenza di computer, luci fluorescenti e tavoli di acciaio inossidabile, per citare solo alcuni esempi. Si deve mantenere una distanza di almeno un metro dagli apparecchi elettronici. Prima di  eseguire lo scanning ci si deve ricordare di rimuovere dal cane un eventuale collare metallico.” 
Dopo queste raccomandazioni chiunque si sentirebbe autorizzato a dubitare dell’innocuità e funzionalità di questo sistema elettronico di identificazione. I nostri animali dovranno portare per tutta la vita all’interno del loro corpo un semplice microchip, impiantato semplicemente con una “iniezione”.
E’ lecito domandarsi, se altrettanto semplicemente, può essere attivato dai milioni di apparecchi elettronici in cui tutti noi, compresi i nostri animali, siamo immersi 24 ore al giorno, (pensate solo ai cellulari o ai telecomandi) con conseguente emissione di onde elettromagnetiche che entrerebbero direttamente a contatto con i tessuti organici.
Chi può escludere allora che le onde magnetiche non interferiscano sugli equilibri naturali dei nostri animali abbassando, per esempio, le difese immunitarie o alterando il sistema neurologico?
Pensate ai numerosi cetacei che si arenano sulle spiagge a causa delle interferenze tra il loro sofisticato sistema di comunicazione e di orientamento naturale, (ancora oggi oggetto di studio) e i sistemi elettronici (radar, satelliti ecc.) dei sottomarini.
Chi può rispondere a queste domande che si pongono persone e medici veterinari coscienziosi  il cui unico interesse è di salvaguardare la salute e il benessere degli animali? Nessuno!!
Nessuno potrà rispondere perché non è mai stata eseguita una seria ricerca in merito, condotta da personale professionale, al di sopra delle parti, (privo quindi di qualsiasi interesse economico, politico ecc.), mirata a studiare eventuali patologie imputabili all’impianto del microchip a breve e lungo termine; creando una storia medica scientifica a cui attingere informazioni indispensabili per sostenere che un sistema così invasivo e innaturale, sia assolutamente sicuro per gli animali, da imporlo perfino con una legge. Legge che viene accettata e divulgata a tutela del BENESSERE degli animali.
Si sono fatte in passato prove, mirate a garantire la funzionalità tecnica, a semplificare la vita di tutti e a garantire guadagni di tanti. Per es., al 1° Convegno Nazionale sugli Animali da Compagnia (Milano 1996), si sono resi pubblici i risultati di una sperimentazione, regolarmente deliberata, avvenuta nei comuni di Tradate e Livigno (SO), eseguita dal servizio veterinario regionale e locali, (USSL n.7 e n.22) come segue:
La sperimentazione si è conclusa con il tatuaggio elettronico di 2.700 cani e con la rilettura del trasponder a distanza di tempo che ha consentito una percentuale di identificazione media superiore al 98%, tale livello di lettura è da ritenersi valido in particolare se paragonato alla difficile o spesso impossibile lettura del tatuaggio. A ciò si aggiunga la notevole facilità di applicazione ed il conseguente risparmio di tempo per gli operatori e di impegno per i proprietari. Non è stata scritta una sola parola a garanzia della sicurezza e incolumità o BENESSERE degli animali, probabilmente per tale garanzia è necessaria una sperimentazione più scientifica e lunga in termini di tempo, che tradotto significa investimento di denaro pubblico.
L’Italia è sempre in deficit, ed  è per questo, che durante le manovre finanziarie assistiamo ai  classici giri di vite, dove la ricerca scientifica subisce spesso e volentieri tagli incresciosi, quindi è fantascienza pensare che s’investano risorse, in ricerche finalizzate esclusivamente alla tutela della salute e benessere degli animali da compagnia.  
Inquinamento magnetico, energie sottili sono termini conosciuti da tutti ma gli effetti di tutto ciò sugli esseri viventi si conoscono ancora poco per permettere agli scienziati di calibro mondiale di pronunciarsi in merito: occorrono ancora tante informazioni avvalorate da sperimentazioni. Quale allora miglior occasione che sperimentare direttamente sui nostri animali e a spese nostre!
Dal 2005 il microchip sarà obbligatorio in Italia, e dal 2008 lo sarà in tutti i 25 paesi dell’Europa.
Sono tantissime le persone sensibili, generose; spesso ci distinguiamo per iniziative come il volontariato e non solo a favore degli animali, e questo ci rende orgogliosi e meritevoli, ma da sempre siamo oggetto di strumentalizzazione da parte di propagande mediatiche, che esaltano continuamente casi di cronaca durissimi, (cani evirati con forbici per la strada o uccisi a bastonate, gatti bruciati vivi, e infinite altre storie raccapriccianti ).

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