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lunedì 3 ottobre 2016

Assemblea ordinaria ALAA il 15/10/2016 - Come è fatto il cibo per cani e gatti.

E' convocata l'Assemblea dei soci ALAA il giorno 15/10/2016
presso la caffetteria di via Matteotti  per le ore 16,00- Settimo to.
 
                                                     O.d.g.

Elezione Segretario dell'Associazione

Elezione Tesoriere dell'Associazione

Varie ed eventuali

Si invitano tutti i soci alla puntualità

Fraterni saluti.

il Presidente Victor Marotta

sabato 1 ottobre 2016

l'uomo e il mondo animale

L'UOMO E IL MONDO ANIMALE



Alla luce delle nuove scoperte e comprensioni, tutte le vecchie e solidificate “certezze”

vanno riscritte, vogliamo dire con ciò che è tutto sbagliato; il concetto “piramidale” in cui

l'uomo è a capo della piramide e poi ci sarebbero tutti gli animali di cui l'uomo impropriamente

usa e abusa della vita degli animali, come dell'ambiente con il risultato che risulta

evidente che l'uomo ha rovinato il pianeta, non certo gli animali; l'uomo è un elemento

alieno alla natura di questo pianeta, e dovrebbe averne più rispetto non comportandosi

da “virus” come ha fatto fino ad oggi, tutti gli animali e perfino gli insetti hanno una precisa

funzione ecologica, mantenendo l'equilibrio del sistema planetario: vedi le API, se

muoiono tutte le api, muore il pianeta, i pipistrelli (considerati schifosi e orrendi) hanno

una funzione utile e salutare per gli umani, essi divorano migliaia e migliaia di insetti nocivi

all'uomo, persino le fastidiose formiche hanno una l'oro utilità essi sono gli spazzini,

dove sporca l'uomo vengono le formiche a raccogliere, se non ci fosse sporcizia e residui

alimentari le formiche non verrebbero a fare il loro lavoro di pulizia, i gatti altro elemento

importante, tanto bistrattati e maltrattati hanno la funzione di equilibrare il sistema, contenendo

il prolificarsi di topi ed altri animali nocivi per l'uomo; la natura di tutti gli animali è

fatta si ch'è tendono a mantenere “un equilibrio naturale” , poi c'è l'uomo elemento alieno

che con i suoi pregiudizi e la sua chimica sta devastando il pianeta, dietro tutto ciò ci

sono degli interessi, il dio denaro.

Noi facciamo appello al buon senso delle persone semplici alle persone che facilmente

possono acquisire consapevolezza, il mondo non è solo degli umani Madre natura ha

dato vita a tutte questi esseri sapendo ciò che faceva, se poi vogliamo arrogarci di saperne

più di madre natura ? È per questo che persone umili, senza nulla a pretendere

fanno del volontariato senza nulla guadagnare ma solo per il bene del prossimo “umani

e animali” che dovrebbero convivere in armonia, chiediamo dunque a coloro che hanno

preso consapevolezza di ciò di aiutarci ad aiutare gli animali, esseri utili all'uomo e non

da sfruttare maltrattare e/o uccidere solo per il bieco e insano proposito di farlo.

"Il mondo senza più i gatti?

Sarebbe un vero inferno"

Invasione di topi, aumento delle malattie e dei predatori selvatici: questi alcuni dei risultati inquietanti di uno

studio portato avanti dal veterinario Alan Beck per capire come sarebbe il mondo se di colpo tutti i felini

domestici sparissero

di SARA FICOCELLI

Che se ne stia acciambellato sul divano, sdraiato a pancia all'aria o pronto a schizzare come una saetta,

il gatto, diceva il poeta Verrall Lucas, riesce sempre a essere la donna più attraente della stanza. Il suo

magnetismo è noto dai tempi di Cleopatra, tanto da aver oscurato, nei secoli, le sue preziosissime doti di

cacciatore.

Per non farci dimenticare che quel "micio" che da piccolo sembrava un peluche è in realtà un carnivoro

evolutissimo, cercatore infallibile e comunicatore raffinato (esistono 16 tipi di fusa, tutte dal significato diverso),

il veterinario Alan Beck, direttore del Centro di ricerca sul rapporto uomo-animale della Purdue University

(Usa), ha condotto uno studio per capire come sarebbe il mondo se di colpo tutti i graziosi felini sparissero.

Prospettiva solo apparentemente apocalittica, considerando che specie come il gatto delle sabbie o quello

selvatico sono in via d'estinzione e che, in Paesi come il Belgio, presto anche quelli di razza europea

scompariranno, avendo il governo promesso di sterilizzare entro il 2016 tutti i gatti presenti sul territorio

nazionale.

E come sarebbe, allora, un mondo senza gatti? Stando ai dati raccolti da Beck, di gran lunga peggiore di

quello in cui viviamo oggi. Infestato da topi e piccoli rettili, soprattutto nelle aree metropolitane. "I gatti sono

fondamentali nel tenere sotto controllo la proliferazione di questi animali invasivi - spiega lo studioso - e

possiamo dire che sì, gli uomini danno da mangiare ai gatti ma, senza di loro, non avrebbero loro stessi di che

sfamarsi".

Un mondo privo dei "pets" che amiamo coccolare sarebbe dunque certamente più ricco di roditori e malattie, "e

più povero dal punto di vista umano - aggiunge Sonia Campa, consulente per il comportamento felino - perché

i gatti, con la loro capacità di affezionarsi senza diventare dipendenti, ci fanno sentire amati, ed è dimostrato

che stare in loro compagnia aumenta la nostra autostima".

L'etologa sottolinea che, a dispetto di queste conclusioni, il ruolo del gatto viene purtroppo spesso demonizzato,

presentando il felino come un cacciatore che invece che aiutare danneggia, facendo incetta di uccellini e

mettendo in alcuni casi i bastoni fra le ruote ai cacciatori. "La gente non sa - precisa la Campa - che i volatili

non sono le prede preferite dei gatti. Loro prediligono topi, rettili, talpe. Animali infestanti e dannosi per l'uomo.

Basta sapere questo per capire quanto il gatto sia utile per la nostra sopravvivenza. Per non parlare della sua

funzione "terapeutica" a livello psicologico".

Secondo uno studio pubblicato su Clinical & Experimental Allergy, stare a contatto con un gatto rafforza i

bambini nel primo anno di vita contro le allergie, e secondo una ricerca uscita sul Journal of Personality and

Social Psychology averne uno in casa aiuta a condurre una vita più felice e sana, perché i proprietari tendono

a essere più estroversi e hanno meno paura di avvicinarsi ad altre persone.

Uno studio condotto nel 1997 in Gran Bretagna ha inoltre dimostrato che nel giro di appena sei mesi un gatto

domestico uccide circa 9 animali fra topi, uccellini, serpenti e rane, il che significa che i circa 9 milioni di gatti

presenti nel Regno Unito uccidono qualcosa come 200 milioni di animaletti selvatici l'anno. Senza considerare

le prede "occulte", che cioè non vengono consegnate al padrone come trofeo ma abbandonate chissà dove o

divorate sul momento.

Un altro studio condotto in Nuova Zelanda nel 1979 ha poi riscontrato che, in una piccola isola dalla quale i gatti

erano scomparsi completamente, il numero dei topi era quadruplicato nel giro di pochi anni. Una conseguenza,

quella dell'aumento dei roditori, che generalmente produce effetti devastanti dal punto di vista ecologico. Uno

fra tutti - osservato proprio nell'isoletta neozelandese - la diminuzione degli uccelli, le cui uova sono un pasto

ghiottissimo per ratti e topolini (in questo caso, sull'isola, ad avere la peggio furono i gabbiani).

Se dunque i circa 220 milioni di gatti domestici viventi di colpo sparissero, cigni, anatre e gabbiani

capitolerebbero a ruota, e probabilmente al loro posto aumenterebbero i predatori che, come il gatto, si nutrono

di piccoli roditori, tipo volpi e lupi. Un mondo senza gatti sarebbe dunque un luogo inquietante, in cui i topi

spadroneggiano inseguiti da grossi carnivori selvatici. Teniamoci dunque stretto quel felino sornione che ronfa

sul divano: la sua apparente indolenza ci salverà.

(05 febbraio 2012).

LA TUTELA DELLE COLONIE FELINE


La Dichiarazione Universale dei Diritti degli Animali, proclamata il 15 ottobre 1978 presso la sede dell’UNESCO a Parigi e la Convenzione

Europea per la protezione degli animali da compagnia di Strasburgo del 1987, riconoscono alle specie animali non umane diritto ad un’esistenza

compatibile con le proprie caratteristiche biologiche ed etologiche.

I gatti sono animali sociali che si muovono liberamente su di un determinato territorio.

La territorialità (già sancita dalla Legge 281/91) è una caratteristica etologica del gatto che esclude il randagismo e riconosce la specificità della specie

felina di avere un riferimento territoriale – o habitat – dove svolgere le sue funzione vitali (cibo, rapporti sociali, cure, riposo, ecc.).

Per “gatto libero” si intende l’animale che vive in libertà ed è stanziale o frequenta abitualmentelo stesso luogo pubblico o privato.

Per “colonia felina” si intende un gruppo di gatti che vivono in libertà e sono stanziali o frequentano abitualmente lo stesso luogo pubblico o privato.

Per “habitat” di colonia felina si intende qualsiasi territorio o porzione di esso pubblico o privato, urbano e no, edificato e no nel quale viva stabilmente

una colonia di gatti liberi, indipendentemente dal numero di soggetti che la compongono e dal fatto che sia o meno accudita dai cittadini.

Con riferimento alla tutela dei gatti che vivono in libertà, la Legge n. 281/91 – Legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del

randagismo, all’art. 2 stabilisce, fra le altre cose, che:

È vietato a chiunque maltrattare i gatti che vivono in libertà.

I gatti che vivono in libertà sono sterilizzati dall’autorità sanitaria competente per territorio e riammessi nel loro gruppo.

I gatti in libertà possono essere soppressi soltanto se gravemente malati o incurabili.

Gli enti e le associazioni protezioniste possono, d’intesa con le unità sanitarie locali, avere in gestione le colonie di gatti che vivono in libertà,

assicurandone la cura della salute e le condizioni di sopravvivenza

La Legge Regionale n. 34 del 26 luglio 1993 – Tutela e controllo degli animali da affezione, all’art. 12. Randagismo felino, stabilisce:

La presenza di colonie di gatti randagi presso le quali si registrano problemi igienico sanitari o riguardanti il benessere animale è segnalata al Comune

competente, che dispone i necessari accertamenti del servizio veterinario della U.S.S.L..

Qualora si renda necessario, il Comune, in accordo con il servizio veterinario della U.S.S.L., organizza interventi di controllo della popolazione felina

che possono comprendere, secondo la natura e la gravità dei casi segnalati, in armonia con indicazioni contenute nel regolamento di attuazione:

a) l’affidamento della coloniadegli animali in affidamento od in altra sede più idonea.

Le spese per gli interventi di controllo della popolazione felina sono a carico dei Comuni, singoli o associati.

Infine il D.P.G.R. n. 4359, 11 novembre 1993 – Regolamento recante criteri per l`attuazione della legge regionale 34 del 1993, all’art. 9 Interventi di

controllo sulla popolazione felina comma 2 stabilisce:

Particolare attenzione dovrà essere rivolta ai problemi inerenti la riproduzione ed il controllo delle patologie presenti. A tal fine, il Comune può

fornire alle Associazioni che hanno in affidamento colonie di gatti randagi la consulenza di un medico veterinario libero professionista appositamente

convenzionato, per gli interventi zooiatrici che si rendano necessari.

Infine, ricordiamo che il Sindaco, sulla base del dettato degli artt. 823 e 826 del Codice Civile, esercita la tutela delle specie animali presenti allo stato

libero nel territorio comunale e, sempre al Sindaco, in base al D.P.R. 31 marzo 1979, spetta la vigilanza sulla osservanza delle leggi e delle norme

relative alla protezione degli animali.

La tutela del benessere animale a Torino

Il comune di Torino nel 2006 ha approvato il REGOLAMENTO PER LA TUTELA ED IL BENESSERE DEGLI ANIMALI IN CITTA\’ ed ha istituito

l’Ufficio Tutela Animali a cui ci si può rivolgere per ufficializzare l’esistenza di una colonia felina ed accedere al relativo programma di tutela.

* Secondo scritto

LE POTENTI LOBBY DELLA CARNE

Anteprima col botto: “La carne fa male tutta, senza artificiosi distinguo tra rossa, bianca o di pesce… cotta al barbecue o in padella”. Parola di Michela

De Petris, medico chirurgo, dietologa, esperta in terapia nutrizionale del paziente oncologico. Cinque mesi di attesa per una visita privata presso

il centro polispecialistico antroposofico dove lavora, evasa gavetta di rito e un incarico di ‘Ricercatore in studi di intervento alimentare’ all’Istituto

Nazionale dei Tumori di Milano. Le chiedo: cos’è cambiato dalla classificazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità della carne come probabile

fattore cancerogeno?

“Niente!” Niente? Ma come… “No, il messaggio non è stato recepito dalla popolazione, anzi volutamente non è stato fatto passare nel modo corretto”.

Volutamente? E da chi? “Semplice: per tutelare il più possibile l’industria della carne, andando a discapito della salute del cittadino. I dati forniti

dall’Oms sono vecchi, si sa già tutto ormai da anni… ma hanno preferito tirare fuori la storia dei distinguo, delle differenze nel tipo di cottura, della

qualità della carne…” E invece? “Invece per stare in salute, l’alimentazione animale va eliminata del tutto dalla nostra dieta”. Semplice!

Carnivoro No. Vegetale Sì: sarà il filo conduttore del 1° Convegno Scientifico Nazionale di Nutrizione Etica Vegan in programma il 27 gennaio alla Fiera

di Rimini nella prima edizione di ‘VeganOK for Planet’, manifestazione promossa da VeganOK e Associazione Vegani Italiani Onlus.

Si parlerà pure di alimentazione Veg in età pediatrica, sportivi vegani e farmacie con bollino verde. È qui che, telefonicamente, la De Petris affonda

un altro colpo. Dall’altra parte della cornetta, ribatto e prendo nota: “Lo Stato ci tiene ad avere un cittadino malato”. Davvero? “Certo! Per poterlo

curare si spendono un mucchio di soldi in farmaci”. Ma perché, ci si può curare facendone a meno? Primum non nocere, saggio adagio latino: “…

per non ammalarsi basta fare prevenzione, principalmente alimentare, senza infiammare, intossicare e acidificare l’organismo. È frutto dell’ignoranza

dilagante nel nostro sistema…”. Mi sta dicendo che in tema di cibo e salute regna la disinformazione? “Eccome: per curare l’osteoporosi si consiglia il

consumo di latte, uova, formaggio e yogurt, mentre gli oncologi dicono ai pazienti di continuare tranquillamente a mangiare quello che vogliono, come

se non dovessero curarli… e così finiscono per aggravarne le condizioni di vita!”. Ah… però.

Michela De Petris è pure volto noto al pubblico televisivo: storia vecchia, un’intervista urticante a HYPERLINK “http://www.ilfattoquotidiano.

it/2014/03/24/intervieni-a-le-iene-lospedale-ti-licenzia/924012/”Le IeneHYPERLINK “http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/03/24/intervieni-a-le-ienelospedale-

ti-licenzia/924012/” le costò la risoluzione immediata della consulenza presso l’Ospedale S. Raffaele. È il suo tormentone, la perseguita, ma

garbatamente non fugge dalla domanda, e risponde: “…guardi che non mi licenziarono… perché non ero in pianta organica…”. Vabbè, le troncarono

il rapporto professionale, spenta la tv. Sembrò il restauro della Santa Inquisizione, una caccia alle streghe contro scelte alimentari politicamente

scorrette, la punizione corporale contro l’eretica, apostata del cibo. Invece, sorgeva l’alba della rivoluzione. Giordano Bruno medicina, coltello e

forchetta: “partirono petizioni on-line in mio sostegno, ricevetti molta solidarietà e affetto, 20.000 richieste di visita da ogni dove”, la scia della notorietà

agli occhi di erranti in cerca di percorsi nutrizionali alternativi, professionalmente supportati. Consapevolezza nelle scelte: lei pubblicò libri in serie

(“anche divertenti e facili ricette vegan e crudiste, da cucinare e leggere col sorriso sulle labbra!”) fino all’affiancamento sul palco col decano della

ricerca T. Colin Campbell, il celebre nutrizionista statunitense nel ciclone italiano HYPERLINK “http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/10/31/cibo-sfidavegetale-

campbell/1181122/”The China Study, il tour.

“L’American Dietetic Association già dal 1987 affermava che non solo è possibile essere vegetariani ma addirittura è auspicabile essere vegani per

la prevenzione e per la terapia di numerose patologie”. E quando le propongo l’accostamento tra biologico e vegetale/integrale, perentoriamente

risponde: “Devono andare a braccetto, l’uno aiuta l’altro. Però attenzione: è meglio un’insalatina proveniente, che ne so, dal Canada… piuttosto che

la carne biologica a chilometro zero”. L’esempio è azzardato, ma regge bene il concetto di base. Non è finita: “Nel convegno di Rimini introdurremo

un nuovo elemento. Quello dell’etica, sì… c’è bisogno di mangiare eticamente: dovrà aggiungersi all’idea di alimentazione senza proteine animali.

Non si può continuare a consumare di tutto a discapito di altri esseri viventi, siano essi animali o lo stesso pianeta terra”. Poi l’affondo finale, l’ultimo

fendente al cuore dell’alimentazione selvaggia. “Sitiamo distruggendo la nostra casa perché tutto è collegato: ambiente, inquinamento, nutrizione e

salute”. Siamo tutt’uno. Il tutto nell’uno. Così fuori, così dentro. Cibo come medicina, medicina come cibo. Lo diceva un certo Ippocrate di Kos. Se

passo per Rimini, mercoledì vado a sentirla


giovedì 1 settembre 2016

Il gatto che sporca fuori dalla cassetta

rubrica di approfondimento sui nostri amici gatti

Una nuova rubrica di approfondimento del mondo felino, a cura di SISCA (Società Italiana di Scienze Comportamentali Applicate). Gli articoli sono firmati da medici veterinari esperti in comportamento animale, con il coordinamento del Dott. Daniele Merlano, Medico Veterinario esperto in comportamento animale, Master II livello Università di Torino, Consigliere SISCA.
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Il gatto che sporca fuori dalla cassetta

Dott.sa Silvia Domenichini
Medico Veterinario
Quando un gatto vive in casa o ha accesso all’esterno solo su permesso del proprietario, dispone in genere di una cassetta in cui sporcare. Vi siete mai chiesti perché proprio una cassetta piena di sabbia e non un foglio di giornale, una traversina di cotone usa e getta o un tappeto di erba sintetica?
Il motivo risiede nel fatto che il gatto ha una sequenza di eliminazione ben precisa: quando sente il bisogno di evacuare cerca un substrato adatto (pulito, morbido e “scavabile”), scava una piccola buca, si acquatta (la posizione che osserverete in genere è con arti anteriori tesi, posteriori piegati, coda tesa e diretta verso l’alto e area ano-genitale a pochi centimetri dal terreno) depone i propri escrementi e li ricopre con gli arti anteriori. Fa tutto ciò con estrema cura e meticolosità.
A livello etologico la spiegazione di questo particolare comportamento sembrerebbe riconducibile alla necessità di nascondere le proprie tracce, dal momento che in natura il gatto è sia una preda che un predatore. Questo comportamento inizia in genere verso le 4 settimane e viene appreso dal gattino grazie all’osservazione della madre o di altri gatti adulti e alla possibilità di poterlo sperimentare su substrati idonei. Ne consegue che un errato apprendimento in età giovanile potrebbe compromettere o comunque rendere difficoltosa l’abituazione alla cassettina.
Inquadrato da un punto di vista etologico il comportamento di eliminazione, cerchiamo adesso di capire cosa può portare un gatto a sporcare fuori dalla cassetta che avevamo predisposto per lui:
  • Il gatto non sta bene: problemi dell’apparato urinario in particolare cistiti possono aumentare il bisogno di evacuare urine. Il gatto tenterà di urinare frequentemente spesso senza riuscirvi, vocalizzando o scappando improvvisamente a causa del dolore che la minzione può evocare. Questa esperienza dolorosa vissuta all’interno della cassettina può indurre il gatto a cercare substrati diversi dalla lettiera; piccole quantità di urina, spesso rosate per la presenza di sangue inizieranno quindi ad essere rilasciate casualmente su pavimenti, tessuti, sanitari.
    Anche problemi gastroenterici, diarrea o dissenteria possono causare un aumento della motilità intestinale, l’impellenza del bisogno può divenire tale, da indurre il gatto a defecare prima di aver raggiunto la cassetta.
    Meno frequenti i problemi di incontinenza urinaria o fecale, in questo caso la perdita di urine o feci è incontrollata e può avvenire anche nei luoghi di riposo.
  • La cassetta predisposta non è idonea: se il gatto dovesse ritenere non idoneo il posto che abbiamo riservato per i suoi bisogni, potrebbe iniziare ad urinare su tappeti, lenzuola vestiti ..., probabilmente se riuscissimo a sorprenderlo lo vedremmo che scava e poi cerca di ricoprire le proprie eliminazioni con il risultato finale di urine e feci deposte su un tessuto tutto stropicciato. Molte sono le cause che possono rendere non idonea una cassetta, per tentare di comprenderle dobbiamo metterci per un attimo nei panni del nostro animale. Innanzitutto valutiamo le dimensioni, una cassetta idonea dovrebbe essere abbastanza ampia da permettere al gatto di girarsi al suo interno (quindi le dimensioni dipenderanno dalle dimensioni del gatto … un Maine Coon di 8 kg avrà esigenze diverse da un gattino di 2,5 kg). Inoltre, i bordi della cassetta devono essere abbastanza alti da permettere un buono strato di sabbia, ma abbastanza bassi da non rendere difficoltosa l’entrata del gatto, specie se questo è anziano o soffre di problemi d’artrosi. Il substrato della cassetta dovrebbe essere costituito da almeno 4-5 cm di sabbia a granulometria fine ma non polverosa e non profumata. Importante è poi la gestione della lettiera, gli escrementi andrebbero rimossi il prima possibile dopo la loro deposizione e la sabbia cambiata completamente ogni 4-5 giorni. Ricordiamoci sempre che il gatto cerca un substrato pulito e che in natura tenderebbe a eliminare in posti diversi e lontani tra loro. Un aspetto che viene spesso sottovalutato e che invece è molto importante, è la posizione della cassetta. Questa andrebbe collocata in un luogo appartato ma sempre accessibile, dove il gatto non si senta disturbato, quindi lontano da luoghi di passaggio e da elettrodomestici che con la loro accensione possano provocare rumori improvvisi (esempio tipico da evitare è la cassetta in bagno vicino alla lavatrice!). In commercio troverete poi 2 tipologie di cassettine: cassette aperte e cassette chiuse con basculante. Quale scegliere? Da un punto di vista etologico le prime sono più rispettose del comportamento del gatto (in natura il gatto non defeca necessariamente all’interno di nascondigli), le seconde sono state fatte più per esigenze umane che feline, nulla toglie però che il gatto possa abituarsi a questo tipo di cassetta e magari preferirla a quella aperta. Regola d’oro in ogni caso è predisporre sempre una cassettina in più rispetto al numero dei gatti (quindi per un gatto due cassettine, per due gatti tre cassettine, per tre gatti quattro cassettine..ecc..) soprattutto se decidiamo di metterne una di tipo chiuso.
  • Il gatto non sta eliminando ma deponendo marcature urinarie: se il gatto inizia ad emettere piccole quantità di urina (spruzzi) su superfici verticali (stipiti delle porte, angoli di muri, mobili e divani) mantenendosi in piedi sui quattro arti, con coda tesa e vibrante verso l’alto, molto probabilmente sta emettendo una marcatura urinaria. In questo caso il gatto non sta adempiendo al bisogno di urinare ma al bisogno di comunicare. Lo dimostra il fatto che, in tal caso, non ha assolutamente necessità di nascondere le proprie deiezioni, ma al contrario renderle ben visibili per lasciare un messaggio chiaro ad un ipotetico visitatore: “Guarda che qui ci sono io”. Infatti dopo aver deposto lo spruzzo il gatto andrà ad “annusare” le proprie urine, come per controllare di aver lasciato il messaggio giusto.
    Quello della marcatura è un comportamento fisiologico, inizia in genere verso gli 8 mesi con il sopraggiungere della pubertà, è più frequente nei gatti maschi ma esiste anche nelle femmine. Per ovviare a questo problema il gatto andrebbe sterilizzato il prima possibile (entro 10 giorni dall’inizio delle marcature), quando il comportamento è ancora su base strettamente sessuale e non legato ad un apprendimento.
    La comparsa improvvisa di marcature urinarie in un soggetto adulto lontano dall’età pubere e sterilizzato, deve portarci ad indagarne le cause. Queste possono essere riconducibili alla presenza di gatti estranei (anche all’esterno dell’abitazione), o all’introduzione di nuovi animali o persone all’interno del gruppo famigliare, il gatto marcando, sottolinea e rimarca all’estraneo la propria presenza in quel territorio.
    Il comportamento di marcatura può però in certi casi diventare l’espressione di un forte disagio e perdere il significato sessuale/territoriale che abbiamo visto prima. In questo caso il messaggio che il gatto sta lasciando con le proprie urine non è più diretto ad altri ma a sé stesso. Facciamo un esempio per capire meglio. Poniamo che si decida di tinteggiare le pareti dell’appartamento, questo significa rivestire i mobili di cellophane, il pavimento di giornali e i muri di nuova vernice. Se tutti questi cambiamenti vengono vissuti dal gatto non come una semplice novità ma come un evento fortemente stressante, la marcatura urinaria verrà emessa con lo scopo di ritrovare un odore conosciuto, un riferimento, una rassicurazione. In questo caso non è più un comportamento fisiologico ma la spia di un problema comportamentale legato ad uno stato ansioso: il gatto non riuscendo ad adattarsi ad un cambiamento dell’ambiente, inizia a marcare per auto-rassicurarsi, per ridurre il proprio stress.
  • Errato apprendimento: come accennato brevemente più sopra, il comportamento di eliminazione corretto e completo viene appreso dal gattino a partire da un mese di età. Per poterlo apprendere serve un “modello” (la mamma che annusa, scava, si acquatta, elimina e ricopre) e un substrato idoneo (sabbia o terra). Gattini specie se orfani e cresciuti dall’uomo in un contesto poco adatto (ad esempio il pavimento di un bagno rivestito di fogli di giornale), potrebbero manifestare difficoltà nel riconoscere la cassetta piena di sabbia come luogo votato alla eliminazione di urine e feci.
  • Conflitti tra gatti: capita alle volte che la convivenza di più gatti possa sfociare in relazioni conflittuali, per cui i gatti iniziano a competere per le risorse; in genere può accadere che uno o più gatti facciano la parte dei “bulli” e un gatto diventi la “vittima”. In questo caso anche l’accesso o l’uscita dalla cassetta possono diventare occasione di scontro. Il gatto vittima per evitare le aggressioni può iniziare a non utilizzare più la cassetta e ad eliminare di nascosto in altri punti della casa. Se gli scontri diventano molto violenti, si può assistere a veri e propri attacchi di panico del gatto perseguitato, con perdita di urina e feci.
  • Eliminazioni emozionali: talvolta il gatto può subire degli stress violenti ed improvvisi che determinano delle reazioni emotive altrettanto intense, la perdita di urine e feci può essere espressione di questo stato emozionale. In questi casi è possibile trovare in casa feci (perlopiù diarroiche) e urine eliminate in luoghi diversi dalla cassettina e spesso deposte a “sentiero”, questo testimonia che il rilascio è avvenuto mentre il gatto fuggiva da ciò che lo stava spaventando. Anche in questo caso sarà opportuno comprendere la causa di tale spavento e valutare eventuali esiti dello stress vissuto dall’animale.


Con questo breve articolo vorrei avervi trasmesso tre informazioni fondamentali:
  • Qual è il significato della cassetta e come va gestita se vogliamo rispettare i bisogni etologici del gatto e non diventare noi stessi causa di problemi comportamentali che potevano essere evitati osservando semplici regole.
  • Che esiste un comportamento di eliminazione e uno di marcatura e che hanno significati etologici completamente differenti.
  • Che quando un gatto inizia ad eliminare fuori dalla cassetta c’è sempre un problema. A nulla serve punire il gatto, come spesso vedo fare, non solo per una motivazione etica ma proprio perché non è funzionale, anzi, spesso peggiora il quadro. Il problema va affrontato rivolgendosi al proprio medico veterinario il prima possibile. Sarà lui a capire tramite la visita clinica, l’esame delle urine ed eventualmente un’ecografia addominale, se si tratti di un problema organico, di un problema comportamentale o una commistione di entrambi. Nel secondo caso potrà indirizzarvi da un medico veterinario esperto in comportamento.